30/06/2017

Bellessere aziendale dal mondo – Casi concreti di costruzione di felicità in azienda

Il Benessere produce. Ce lo dobbiamo ripetere ancora? Lo sappiamo, è comprovato (anche se questo non determina necessariamente la condivisione del concetto).

Si parla molto di Smart Working, si citano spesso esempi virtuosi di sperimentazioni fatte in grandi colossi aziendali (Google, Virgin, Microsoft, ecc – facilmente esposti alla critica perché troppo lontani rispetto alla nostra realtà). Se ne parla molto. E voglio dare anche io il mio contributo!

Come già sapete

Il Comune di Göteborg (Svezia) e diverse aziende svedesi dal 2014 hanno sperimentato la riduzione (da 8 a 6/5 ore a parità di stipendio) dell’orario lavorativo full time, nel senso che non si è passato ad un orario part time, ma “semplicemente” ne hanno ribaltato il paradigma: il concetto non è stato quello di ridurre le ore di lavoro, ma ottimizzare il tempo speso dal dipendente all’interno dell’azienda.

Tanto per capirci, quando si superano le 50 ore lavorative settimanali, la produttività (ovviamente) crolla: lavorare 70 ore equivale a lavorarne 55 in termini di risultato.

La sperimentazione ha dimostrato che un dipendente felice, con più ore a sua disposizione da spendere per sé, lavora di più, nel senso che produce di più e si assenta molto meno dal lavoro.

Nelle aziende in cui il Worklife Balance è rispettato, ad esempio, i lavoratori producono il 21% in più rispetto ai propri colleghi.

 

La Tower Paddle Boards  (azienda americana dove si lavora 5 ore al giorno) nel 2015 è entrata nella lista delle 5000 aziende americane cresciute più velocemente negli ultimi 2 anni. Uno dei loro team ha performato il 40% in più dell’anno precedente.

Morale: si dovrebbero misurare le giornate lavorative in produzione effettiva e non in ore lavorate

 

Ovviamente la riduzione degli orari non è l’unico strumento efficace per aumentare la felicità in azienda.

In Giappone Satoshi Aoki, Ceo di Achievement Group, da circa un anno è passato al concetto secondo cui “Tutto il comportamento si basa su scelte che facciamo in base alle nostre esigenze primarie e ideali: quindi anche aziendalmente sono diventate importanti le motivazioni interiori, da supportare, per agire i cambiamenti comportamentali finalizzati agli obiettivi strategici”.

Morale: seguire le attitudini/potenzialità dei collaboratori favorendone lo sviluppo in ottica aziendale porta a ottimi risultati. Ed alla felicità.

I collaboratori sono preziosi. Dobbiamo prendercene cura.