18 luglio 2018

Misurare il benessere: complessità risolta in sintesi

misurare il benessere

Il benessere è di difficile contenimento. Le variabili da considerare sono moltissime e, anche se non cambiano di molto rispetto a culture diverse, a misurarlo ci stanno provando in molti.

Chi misura cosa

L’OCSE ha proposto il Better Life Index, un indice che permette di comparare su base regionale i differenti Paesi, attraverso una scala da 0 a 10, secondo alcune dimensioni:

  • casa, reddito, lavoro, comunità, istruzione, ambiente, impegno civile, salute, soddisfazione di vita, sicurezza, equilibrio vita-lavoro

In Italia il Cnel e l’Istat hanno messo a punto il BES (Benessere Equo Sostenibile) che si basa sull’idea che le misure di benessere debbano tenere conto di tutte le fondamentali dimensioni sociali e ambientali. Tra le 12 dimensioni identificate ci sono anche:

  • politica e istituzioni, sicurezza, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione

Nel Regno Unito il progetto Measuring National well-being identifica le dimensioni del:

  • benessere personale, relazioni, salute, comunità, situazione finanziaria personale, economia, istruzione, fiducia nelle istituzioni, ambiente

In Canada, il Canadian Index of Wellbieng (CIW) misura 64 indicatori racchiusi in 8 macro aree:

  • standard di vita, salute, vitalità della comunità, istruzione, uso del tempo, coinvolgimento democratico, tempo libero e cultura, ambiente

Il benessere organizzativo in azienda

Il fine ultimo di ogni azienda si traduce nella produttività. Questa, sempre di più, va di pari passo alla crescita ed allo sviluppo del benessere fisico e psicologico dei collaboratori: favorire il benessere e la salute dei lavoratori investendo sulle persone risulta IL fattore di innovazione che aumenta la produttività.

Fondamentali, quindi, diventano sempre di più le politiche aziendali legate alla soddisfazione professionale, all’equilibrio vita-lavoro, al clima aziendale.

Welfare e Wellbeing si possono conciliare attraverso politiche di welfare aziendale ben strutturate, che non tengano conto solo ed esclusivamente dei benefici fiscali, ma che guardino oltre all’orizzonte prevedendo strumenti e metodi nuovi che vadano incontro alle singole esigenze.

Il segreto, quindi, sembra essere quello di strutturare politiche di benessere in funzione di un’interazione tra benessere relazionale/sociale con quello organizzativo/lavorativo. Conciliare e far coincidere dinamiche esterne a quelle interne aziendali ed inserirle nel giusto contesto culturale. Il tutto seguendo la dinamicità del mercato sociale esterno.

Non facile certo, fattibile sicuramente.

D’altronde:

Far e disfar xe tuto un lavorar