1 agosto 2018

Complessità e intelligenza manageriale

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Ogni realtà organizzativa è complessa. Ciò richiede che si sviluppi un’intelligenza manageriale adatta alla sua guida. Le abilità necessarie sono abilità cognitiva, emozionale e sociale che consentono di vedere, progettarne e costruirne il futuro. L’intelligenza manageriale apre le porte alla legittimazione sociale dell’impresa.

Ma qual è la forma mentis che dovrebbe possedere il management per svolgere al meglio il proprio ruolo in un futuro a complessità crescente?

Come può essere conseguita una condizione manageriale di gestione dell’azienda, considerandone la sua intrinseca complessità?

Per fare ciò il management deve possedere alcune condizioni necessarie:

  • saper cogliere la natura di quello che sta accadendo e che accadrà,
  • saper interpretare,
  • saper scegliere un percorso tra i tanti possibili,
  • saper muovere in forma condivisa verso la direzione tracciata con l’energia e la forza che riesce a movimentare attraverso le risorse di conoscenza, fiducia e intelligenza di cui dispone, o che può incontrare sulla sua strada,
  • saper convivere con gli imprevisti e gli inevitabili errori di valutazione e scelta che costelleranno il cammino dell’impresa,
  • saper cogliere la natura e la portata delle direzioni emergenti dal divenire.

Come si può notare tutte queste  condizioni hanno a che fare con la nozione di complessità che non è da confondere con “complicazione” poiché la prima riporta a qualcosa di intrecciato, composto da una molteplicità di parti collegate tra loro e dipendenti l’una dall’altra, mentre la seconda rimanda per etimologia a qualcosa di piegato, di avvolto su se stesso.

Le organizzazioni vivono nella complessità perché il sistema aziendale è intriso di:

  • emozioni che descrivono il grado di malessere-benessere presente,
  • i giochi di potere organizzativi,
  • la presenza di opportunismo dedicato esclusivamente alla mera affermazione di sé,
  • lo squilibrio fiducia-sfiducia tra le persone,
  • l’ambiguità dei processi decisionali,
  • le carenze di ascolto,
  • la diffusione di stupidità nei comportamenti,
  • l’inevitabilità delle illusioni e delle trappole cognitive che investono il processo decisionale.

Le aziende vivono nella complessità perché in essa realizzano le proprie transazioni commerciali e/o relazionali come per esempio la decisione di avviare un’attività, o di disinvestire e chiuderla, con tutto quello che ne consegue nelle relazioni sociali.

E infine, vivono di complessità quando, in modo coraggioso, scelgono di mettersi in gioco per costruire le condizioni di benessere nell’organizzazione stessa.

Anna Perna

 

 

Per approfondire

BACCARANI C., “Un rivisitazione del processo di definizione e implementazione della strategia”, La riconfigurazione dei processi decisionali nel quadro evolutivo della competizione, Giappichelli, Torino, 2004.

BARILE S., Management sistemico vitale, Giappichelli, Torino, 2009.

GOLINELLI G.M., “L’approccio sistemico vitale: nuovi orizzonti di ricerca per il governo dell’impresa”, Sinergie, n. 79, 2009.

WEICK K.E., “Il jazz e l’improvvisazione organizzativa”, Sviluppo & Organizzazione, n. 175, 1999.